La maggior parte dei capovaccai rilasciati in natura è stata munita di datalogger GPS. Questi dispositivi hanno permesso di acquisire informazioni importantissime sull’esito dei rilasci, sugli spostamenti effettuati, sulle rotte migratorie seguite e sulle aree maggiormente frequentate. Inoltre, l’analisi dei dati GPS ha consentito di localizzare individui feriti o deceduti per poi identificare le cause di mortalità più importanti (bracconaggio ed elettrocuzione) e le aree maggiormente a rischio.
È stato anche possibile acquisire informazioni interessanti su alcuni degli individui privi di dispositivi di monitoraggio remoto grazie all’osservazione diretta ed alla lettura degli anelli colorati di identificazione da parte di amici dell’Associazione CERM.
Grazie ai GPS, ad esempio, il CERM ha scoperto che i giovani capovaccai che raggiungono l’Africa sub-sahariana con la prima migrazione autunnale – e che qui rimangono solitamente tre-quattro prima di tornare in Italia – a partire da due-tre anni di età si spostano verso nord per trascorrere parte dei mesi primaverili-estivi nell’Algeria settentrionale.
Nel 2022, grazie alla straordinaria lunga durata di un GPS, è stato possibile accertare la prima nidificazione in natura di un capovaccaio nato in cattività al CERM: Sara, rilasciata dall’Associazione CERM nel 2015 nell’Oasi LIPU Gravina di Laterza, ha nidificato in Basilicata per due anni consecutivi (2022-2023), in coppia con un partner di origine selvatica. Dal nido della coppia si sono involati tre giovani. Il GPS ha permesso anche di scoprire, purtroppo, che Sara è morta a causa di un terribile atto di bracconaggio perpetrato nel tratto di mare tra Sicilia e Tunisia durante la migrazione autunnale 2023.





























